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venerdì, 09 maggio 2008
on air_just impolite_plushgun Attenzione:prima dell'uso leggere attentamente le avvertenze Thin Man , nonchè il magnifico artista col quale condivido l'esistenza, ha partecipato con questa foto ad un concorso Canon. In genere non uso questo posto per fare alcun tipo di propaganda, ma dato che la cosa mi riguarda così *direttamente*, vi chiedo di votare la foto cliccando sul link qua sotto, impiegherete trenta secondi a registrarvi...grazie di cuore a chi lo farà. click! ![]() *Friday night became so lonely* e credo che nessun caffè nè sigaretta nè film di ciprì e maresco possa alleviare i sintomi di insofferenza che possono infilarsi nelle solitudini di sere trascorse a carezzare il gatto da sola. dormire dalla tua parte del letto diventerà una panacea per tutte le intemperanze alle quali mi sottoporrò senza battere ciglio, perchè io non batto ciglio. sono quieta, sono forte, sono un muro di gomma. lo sono sempre stata. mi ci sono trasformata io in muro di gomma. questa cosa mi dà dimensioni a dir poco megalomani, con tutti i maremoti e l'espiazione intrinseca del peccato originale che per me è arrivato alla stolida età di tre anni e mezzo, cosa c'è fuori dalla mia portata a questo mondo? correre i cento metri piani? no, io sono una maratoneta. sono un'atleta della resistenza, adelante! un' anacoreta, un vangelo apocrifo che sembra assolutamente intelligibile ma poco percepibile a suon di variazioni cromatiche e botte di calore dietro la nuca. (e quanto le sento ancora quelle botte di calore. quanto amore. quanto amore ho?) you stuck on me, I don't know why.. mi trasformerò in uno splendido nuovo che avanza, sono avanti di tremila anni luce rispetto a ciò che ho sempre pensato di essere e all'improvviso mi stupisco dell'immensa capacità di pompaggio del mio muscolo cardiaco. what the fuck are you doin' ,baby? niente, cercavo solo di costruire un castello di carte ma evidentemente sono più brava coi monolocali di cemento armato. una. pezzo di plastica che era caramella che era bambolina che era gheisha. che è diventata un soldatino. braccia gambe solidamente attaccate al corpo. iniezioni quotidiane di autostima a dosaggi retard. mezze compresse una compressa one pill two pills three four five drops l'immagine della sopravvissuta al danno si sta sbiadendo la maschera della madonna di dolore l'ho data in prestito al vicino di casa per appendersela dove meglio crede. l'attitudine al martirio non è una cosa che si cura, ma solo alla morte -mi hanno insegnato- non c'è rimedio. solo alla morte puoi reagire con l'unica cosa che ti resta. la scelta. di restare in vita.
mercoledì, 30 aprile 2008
martedì, 29 aprile 2008
on air_have you ever seen the rain_creedence clearwater revival ![]() *memento* l'esplosione della supernova è necessaria per la nascita della stella è necessario lo spargimento sistematico di frammenti celesti nei corpi prescelti ad accogliere lo splendore assoluto di una morte dolcissima (restare negli occhi di quelli dolenti come polvere celeste appiccicata alle ciglia restare nelle vite degli altri come motore immobile di eterno logos)
lunedì, 28 aprile 2008
on air_guaranteed_eddie vedder ![]() (It's what you are, not what you want to be) appesa alla parete c'è questa gigantografia delle vacanze nel mondo dei sogni, la osservo continuamente mentre mi scrosto lo smalto dalle unghie. è difficile spiegare a qualcuno che mentre cammini alle volte ti sembra di cadere nel buco del bianconiglio dove tutto è al rovescio e i colori assumono tinte naif. sono ancora in fieri nel mio progetto di ristrutturazione cerebrale e mentre il resto del mondo si preoccupa di assumere un aspetto piacevole per spiccare sulla folla io mi mimetizzo all'ombra dei palazzi che crea quel gradino di silenzio sul margine destro della strada. il marciapiede è diventato il mio unico momento di prassi e tecnica di respirazione circolare. mi spendo in parole che riesco a trovare solo nell' un per cento dei casi, per il resto sto zitta, l'isolamento sociale ti porta ad amare luoghi e persone che normalmente bistratteresti con nonchalance, anche se l'unica persona che vuoi vedere sentire e tenere negli occhi è quella a cui mantieni gli specchi per creare riflessi perfetti sulle rose essiccate. percepisco sensi di vuoto e spaesamento che cerco di alleviare con maltrattamenti indotti sulla mia persona seguiti da carezze maldestre e punture nei fianchi. le punture nelle braccia mi portano spargimenti improvvisi di sangue che sembra di essere in un film di tarantino, paradossalmente sanguino e non svengo neanche di striscio. paradossalmente sanguino solo dalle braccia. mi allaccio le scarpe più volte al giorno perchè ho paura di perderle, mi commuovo di contatti impercettibili e fortissimi che si creano sulle ragnatele della mia giornata, mi commuovo a leggere le storie degli altri, mi commuovo sempre.credo ci sia troppo dolore e bellezza nel mondo, retorica da due soldi, ma non posso farci nulla se certa retorica per me diventa insostenibile a tal punto che scappo via da me, per non vedere, non pesare, non sentire quei maremoti di amore/stupore/tremore che mi si infrangono sotto lo sterno. eppure mi pervadono momenti di gioia infinita anche solo a osservare a. che abbraccia il gatto nel letto, e mi viene voglia di rompere le clessidre, spaccare gli orologi, staccare le spine, e starmene così, in quieta osservazione della bellezza. tutto sommato sono una ragazza fortunata, lo so..
venerdì, 18 aprile 2008
on air_no need to argue_the cranberries
mediamente una volta la settimana gli capitava di passare la serata a ritagliare continenti. se ne stava seduto a gambe incrociate col gatto che gli ingombrava le ginocchia e seguiva le coste e gli arcipelaghi, muoveva le fobici e creava coriandoli di oceano indiano sul pavimento, capovolgeva l'asia domandandosi perchè poi la russia fosse così vasta e allo stesso tempo nuda e triste. erano retoriche trascinate su sorrisi tristi. e il velo di dolcezza si era consumato a furia di fare l'uomo degli abbracci. ritagliando i continenti, poteva finalmente ri/tagliarsi dentro... c'era quella cappa di umori languidi che li sovrastava e si sentiva chiaramente nell'aria che sarebbe durata molto a lungo. non c'era modo, avrebbero dovuto aspettare che la vernice si diluisse da sola con lo scorrere lento del rivolo d'acqua nel vaso...dropping/dripping...sotto certi aspetti uno stillicidio. però c'erano ancora le foto di burroughs e keith richards attaccate al muro, e l'ente da smontare e rimontare per giungere agli antipodi della questione. c'era da fare l'inventario degli oggetti smarriti e diluire l'ansia in bicchierini sottili di sambuca e finocchietto, e ci sarebbero stati forse pianoforti appesi al soffitto sotto cui posizionarsi con rigore (sottilmente in silenzio sperando pregando anelando...) mi sarebbe piaciuto abbracciarti ieri sera, nell'immersione tiepida nell'atlantico. mi sarebbe piaciuto spostarti e stendermi sotto di te, farti pezzi di animali marini trasparenti da tuffare nelle profondità, giù, sempre più giù. (quella parte di me che non consente salvezza sarebbe voluta essere solo voce e respiro. quella parte di me /tertium non datur/ sarebbe voluta stare altrove dentro te...nel tuo altrove...nel tuo ora non ci penso ecco qua sorridi che ti scatto una foto buffa. forse mi sarei sentita più *problemsolving*.forse) ovviamente no. ovviamente proprio no. saluti da marte, la tua stampella appassionata ***
sabato, 05 aprile 2008
on air_visions of johanna_bob dylan ![]() *lovely boy* 2.0 era un miracle boy nato con la placenta ancora addosso e il cordone ombelicale attorcigliato alla caviglia come una sorta di catena che lo teneva imprigionato. aveva gli occhi salati dei mari del nord, dove il ghiaccio imprgiona i licheni e li tiene quieti nei secoli. collezionava pallottole di plastica per spaventare i corvi. imbevuto di buone speranze si strizzava per infilarle una ad una sul caminetto e romperle con lo schiaccianoci d'argento che gli aveva regalato dorothy gale del kansas. aveva le mani lunghe e lo sguardo triste, disegnava rami di stelle e filamenti di cieli neri d'agosto per poi regalarli alle desperate housewives in fila alla cassa n°8. lo incontrai per la prima volta una mattina di dicembre al parco, mentre scriveva canti orfici sul tronco di una betulla.mi sorrise per caso guardando oltre la mia spalla e chiamandomi little red riding hood porgendomi una camelia appassita. camminava a piedi nudi su pezzi di bottiglie rotte e si teneva stretto stretto il cuore nel pugno sinistro, ma a volte gocciolava sangue fino al pavimento bianco..a volte (se eri fortunato) potevi sentirlo sussurrare ... era voce d'angelo e lingua di miele, parete di fiori a tinte pulp e muro grigio di cemento armato. era marefrantumato e nuvola sparsa. dita nervose e cenere. ombra e sleepy pain. discromia apparente che svela orizzonti blu klein... aveva questo vizio di sorta di ascoltare visions of johanna dieci volte al giorno prima e dopo i pasti. che in genere consistevano di pezzi di vino rosso in bicchieri azzurri glassati e caramelle verdi e nere all'occorrenza colorate diversamente. la salvezza era una di quelle cose che gli faceva paura pensare, e teneva sempre le sigarette nascoste nella tasca sinistra così in caso di improvvisa amnesia gli sarebbe stato semplice ritrovarle semplicemente infilandosi le dita nei pensieri a sinistra. il suo desiderio più morboso e profondo era scomparire prima di farsi troppo male perchè solo così si sarebbe potuto davvero salvare. credeva. credeva in un quelle cose trasparenti che finivano per spaventarlo a morte e allora muoveva le mani nei capelli e posava la testa nel primo pensiero vuoto che passava di lì e cominciava a contare le sure del corano che aveva imparato a memoria da piccolo. l'amore del mondo gli sembrava troppo. troppo grande, troppo astratto. troppo multistrato per infilarselo nella manica. preferiva non pensarci preferiva non fare male a nessuno e stringere forte i pugni senza smettere di ripetersi mantra disperati nel polso destro. come non fossero niente come non fossero niente aveva sempre mostrato questa saracinesca chiusa perchè in fondo al garage nascondeva istrici scarnificati. tutto quel sangue. tutta quella carne. erano troppo commoventi solo in pochi potevano vederli. e quando accadeva lui si avvicinava all'orecchio e sussurrava (it's all right ma, I'm only bleeding) se ne andò senza far rumore, una mattina di aprile, portandosi dietro caramelle scadute e il gatto senza nome. (io, l'ho soltanto amato)
giovedì, 27 marzo 2008
on air_blume_einsturzende neubauten
For you I am a chrysantemum Supernova, urgent star chiamando ogni cosa col proprio nome chiamando/ti per nome (il mio fiore di carta e le pareti colorate e i pezzi di vetro e le mani nervose e le parti di bambola) ho raccolto tutto nella scatola nera, ho messo tutto sotto chiave, ho riposto, malposto, disposto, scomposto. hai mescolato i pezzi prima di trovare il momento adatto per riordinarli su una superficie piana. i fiori non appassiscono a caso, le moltitudini si affollano at the gates come il pifferaio dei tuoi ricordi di bambina, non hai il marchio registrato delle tue passioni, ciò che tieni è tuo in un senso più alto e profondo.tenere dentro-tenere a mente. accogliere. (perchè a te le gabbie le costruivano attorno, a me me le costruivano nella testa.) anzi.rilancio. mi hanno consegnato questo kit con tanto di libretto d/istruzioni "le sovrastrutture e gli schemi in 10 mosse" e il postino mi ha salutato a martellate in testa. il mio preferito è ende neu, perchè ho bisogno -BISOGNO- di sentirmeli [nella testa] tutti quei martelli. datemi una saldatrice, c'è urgente necessità di una saldatrice. per aspera ad astra.per aspera ad astra.per aspera ad astra. per aspera sic itur ad astra. (ho tanto di quel silenzio sotto i martelli che ho smarrito le parole per raccontarlo)
martedì, 11 marzo 2008
on air_pencil rot_stephen malkmus & the jicks ![]() and (s)he needs to be stopped (ci sono giorni in cui le canzoni tristi hanno rotto il cazzo) o forse non c'è bisogno che un pezzo sia particolarmente triste per venirti dentro come una vagonata di catrame in pieno cervello (save me from me/save me from me) e ci sono giorni in cui assumi atteggiamenti che non ti appartengono, ti pettini e ti tiri il cappuccio della tuta sulla testa, ti appoggi allo stipite della porta fumando una sigaretta alle dieci del mattino dopo un anno che avevi smesso di fumare /nonaccettocommentiinmerito/ e mandi a fare in culo le persone che ami.(ohporcama...) ti incazzi. mammamiachenovità! ti incazzi. accade prima o poi che le bombe a orologeria scattino all'improvviso.sbam! contro il muro del pianto. e ti ritrovi a guardare le persone con astio, hai tutta questa rabbia inconclusa che semina coltelli intorno a te, spargi pillole per le scale e ti versi i tranquillanti direttamente in bocca per non rischiare che facciano effetto troppo tardi. ti incazzi. e scrivi in maniera convulsa. pessima. ommioddio che schifezza ma che schifezzaaa!!! vomito acidume intorno, che ridere...acidume! se solo potessi spiegare...ma sarebbe talmente noioso che vi risparmio lo straccio di motivazioni una dietro l'altra le conto sulle dita. e mi appoggio di nuovo allo stipite. vacillo. mi reggo. cado. vacillo. mi alzo. che balletto sputtanato... (1-2-3- pietre e bastoni ti rompono le ossa ma quanto possono far male le parole.) e non lo so perchè a volte escono fuori certi aborti di basso livello artistico. forse perchè quando uno nasce mostro si può pasticciare la faccia di tutto il cerone e i pennarelli colorati che ha ma sempre mostro dentro resta. (lì devi restare) forse quando mi siedo a pensare di domenica è meglio. ma è martedì. e piove. e non ho trovato nessuna canzone abbastanza triste di mr.e da mettermi sulla maglietta stamattina. e ho i piedi freddi. e cito palahniuk a vanvera. e ho appuntamento col mostro dei denti fra mezz'ora... vado a farmi sradicare la lingua buona giornata.
domenica, 02 marzo 2008
on air_non, je ne regrette rien_ edith piaf ![]() ( Je repars à zéro ) è una sorta di frase a effetto che mi scrivo addosso col rossetto mentre passo il tempo a disegnare vignette che hanno come protagonista un omino triste con la testa tonda e un cane con il muso a punta una cosetta da niente mi taglio i capelli ogni volta che qualcosa nella mia testa cambia, in genere è un buon segno l'ho imparato in giappone, la prima volta che mi tagliai i capelli corti ero in giappone e mi ricordo yasue con le forbici in mano interdetta che mi chiedeva se ero davvero sicura di voler sacrificare quei lunghissimi capelli ricci che tanto le piacevano si non mi sono mai più ricresciuti così da allora mai più così ricci mai più così lunghi e folti mai più je ne regrette rien ho preparato dell'altro caffè voglio passare la notte con hubert selby jr. una cosa fra noi due e i deliri conclamati che trovano sempre un modo per uscire (la parola d'ordine è agire) mi ha detto a. che ho il colorito vogue, credo non l'abbia deciso lui ma photoshop o qualcosa di simile io non ne capisco niente ma la cosa sembra carina ho sempre pensato di avere un colorito orribile troppo bianca troppo terrea troppe occhiaie troppe borse troppi occhi troppa bocca troppa faccia via la faccia tagliatele la testa! mi spalmo lattine di coca cola light gelata addosso, ho smesso coi cubetti di ghiaccio e ho cominciato coi ghiaccioli al limone fatti in casa la lattuga mi risulta indigesta da domani ricomincio a correre questa cosa fa schifo
domenica, 24 febbraio 2008
on air_the scientist_coldplay ![]() oh, let's go back to the start mi verso il caffè nero e ci metto dentro un cucchiaino di cacao perchè ho bisogno di starmene quieta e innamorata delle mie mani attorno alla tazza per cinque minuti cinque. la domenica pomeriggio si srotola letargica sulle pagine dei libri che si accumulano sul mio comodino e io sorrido come un'idiota totale mentre penso che solo un mese fa a quest'ora sarei stata immersa in un andirivieni grottesco da teen movie anni 90. è una vergogna, è una vergogna, tanto vale bucarsi le ruote da soli. leggo le frasi che a. scrive sui muri. sta passando le ore a scrivere sui muri der blaue reiter e die brucke e altre cose che non sto qui a elencare. mi chiede dello strutturalismo e io ho quest'immagine di saussure che mi si para davanti ma non mi ricordo perchè. in tre anni ho scordato tutto. il mio cervello è marcito e sul circuito langue-parole oggi non saprei dire un fico secco. un fico secco me lo mangerei volentieri ora. mi faccio le diagnosi da sola e mi prescrivo le terapie. ne discuto con l'internista come se fosse un esimiocollega e lui fa questo movimento dall'alto verso il basso con la testa e io capisco che vuol dire si si avvaloro la sua tesi mia cara. allora tutta gongolante e incazzata nera per non aver studiato medicina me ne vado a comprare l'ennesimo yoghurt gelato e mastico cubetti di ghiaccio al limone per cercare di smorzare i pensieri e il dolore. non c'è dolore fisico che io non sappia sopportare. è terrificante ammetterlo. ma è così. eppure basta la sensazione di qualcosa nella testa che mi preme che impazzisco e comincio a scalpitare sul divano mi premo le tempie e piango e tu mi abbracci e io ti dico non voglio vivere così e tu mi dici passerà abbi pazienza e io penso che solo la pazienza mi salva dal suicidio. oltre a tutta una serie di altre centinaia di cose fantastiche. di "sempre nei mai". (e allora ricomincio a contare, sorrido, mi lavo i capelli, mangio un altro cubetto di ghiaccio. ti guardo. e penso solo che.)
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Because something is happening here and you don't know what it is..my pastoggi how many?*loading* I lovespezzettare, ricomporre, interpretare, scrivere, camminare, respirare, sospirare, ascoltare, osservare, divagare.. I hatescrivere le cose che amo e che odio Inkat the moment: Soundstoday in my cd player: devotchka "how it ends" pellicoleultimo film visto: monster's ball Archivio ragionatofanlist: pro-Sana
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